

Ponte di Piave 2/2
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Nell'agosto dell' '84 Parise torna ancora una volta a Parigi con Giosetta Fioroni e Omaira Rorato.
Da qui, a ventisei anni, aveva inviato il primo réportage di viaggio al "Corriere d'Informazione":
Trent'anni prima arrivi alla Gare de Lyon con sbuffi bianchi di vapore, polvere di carbone e un rimasuglio di odore della Wermacht... oggi sbarchi a un satellite dell'aeroporto De Gaulle, risucchiato da una proboscide mobile e da tappeti mobili e scale mobili...1
Su questa Parigi, così diversa da allora, invierà al Corriere della Sera sette articoli, da settembre a dicembre, col titolo "Com'è cambiata Parigi negli ultimi trent'anni".
Negli ultimi due anni di vita a Ponte di Piave, Parise continua ad intrattenere rapporti di lavoro e frequenta gli amici di sempre.
Nel febbraio dell' '86 l'Università di Padova gli conferisce la laurea ad honorem e nel suo discorso Parise parla della sua formazione di scrittore e giornalista.
Ormai le condizioni di salute diventano sempre più gravi e anche la vista si indebolisce.
Detterà ad Omaira gli ultimi articoli, alcune poesie e dei racconti.
Scrive di lui l'amico Moravia, venuto a trovarlo a pochi giorni dalla fine, in un afoso giorno dell'agosto 1986:
...Ad un tratto, in un breve silenzio, colgo l'occasione per dirgli che ha una bella casa.
Allora si alza, con passo lento e affaticato mi viene vicino, e mi dice in tono di scontento oggettivo e polemico, come se non parlasse di sè stesso ma della casa: "Sì, ho una bella casa, ma sto per diventare cieco".
In questo momento si scatena il temporale già annunciato.
Il tuono rotola cupamente e poi scoppia con fresco fragore.
Attraverso le vetrate vedo un vento furioso scuotere gli alberi da cima a fondo.
La scultura in giardino è avvolta in una nube di pioggia.
Quindi la luce si spegne di colpo. Vengono portate alcune candele e la conversazione riprende, avendo come sfondo il vasto fruscio dell'acquata.
Parise sta seduto come prima di sbieco nella poltrona, fuma e poi mi domanda che cosa sto scrivendo.
Gli rispondo che sto scrivendo un romanzo nel quale il protagonista va alla ricerca di suo padre. Poi mi ricordo che questa ricerca ha attraversato tutta la vita di Parise e provo imbarazzo.
Ma lui mi sorride e dice affettuosamente: "Un bel tema, un tema classico".2
Il 18 agosto Parise viene ricoverato all'ospedale di Oderzo e da lì trasferito a Treviso, dove muore alle nove del mattino del 31 agosto 1986. Gli sono accanto Giosetta e Omaira.
La mattina del ricovero aveva inviato il suo ultimo articolo al "Corriere della Sera".
...godette per un po' le "gioie della vita", incontrò, vide e amò molti occhi, pelli, le calme e le intelligenze pratiche di altre famiglie, poi cessò di godere le "gioie della vita" e di lui non si ebbero più notizie se non per sentito dire.3
1 - da "Com'è cambiata Parigi negli ultimi trent'anni", in Corriere della Sera,19 settenbre, 1984
2 - A. Moravia, "L'ultima volta nel suo Veneto", da L. Capellini, "Il Veneto di Goffredo Parise", ed. Minerva, 2006
3 - in Famiglia di G. Parise, "Sillabari", 1982